Città libere ?

Graziano D’Angelo e Giovanni Dursi, LANCIANO CITTÀ LIBERA ? LAVORI IN CORSO FINO AL 2016 © Maggio 2011 Casa Editrice TABULA, Lanciano (CH)

Il saggio di Graziano D’Angelo e Giovanni Dursi analizza la condizione politica, storica, socio-economica e culturale della città fino ai nostri giorni, nell’intento di stimolare un rinnovato confronto civico e istituzionale fra i cittadini, soprattutto, fra le nuove generazioni. Il pamphlet è stato presentato a Lanciano (Ch), presso il Palazzo degli Studi, in occasione del pubblico e partecipato dibattito “La Città come ecosistema sociale che cambia – Cittadini e istituzioni: lavori in corso”, presenti il Sindaco, alcuni amministratori e rappresentanti di associazioni. Nell’incontro il Prof. Giovanni Dursi ha sollecitato riflessioni sulla “strategia dell’omologazione politico-culturale” che gli autori percepiscono nell’attuale “presente” lancianese – nonostante una compagine politico-amministrativa recentemente confermata al governo cittadino – perché il percorso di fuoriuscita da una “democrazia della rappresentanza partitica” non è la stessa cosa della “democrazia popolare”. Chi oggi ha la responsabilità della cosa pubblica nel capoluogo frentano non sembra nemmeno aver iniziato ad aprire l’amministrazione municipale al cambiamento vero, strutturale, poiché non ha individuato la valenza programmatica propria dei “beni comuni” e del welfare partecipato. I cittadini continuano a non decidere autonomamente il bilancio, ad essere passivi rispetto alla politiche attivate ed alle decisioni rispetto all’utilizzo delle risorse disponibili. L’auspicio non formale del pamphlet coincide con una valutazione disinteressata e appassionata quale dovere di tutti nel rivendicare libertà dal giogo del “rappresentanti”, quale compito per chi crede nella legalità, nella facoltà democratica e nell’utilità delle conoscenze. Sono questi i motivi ispiratori emersi dall’impegno profuso nell’elaborare un instant book che intende concorrere a ridisegnare il coinvolgimento e il ruolo della società civile in ambito frentano e abruzzese.

Il pamphlet affronta la quaestio con approccio storico e socio-antropologico (ovviamente nei limiti del genere letterario privilegiato), e si può trovare descritta quella tendenze delle subculture politiche, territorialmente egemoni, ad assomigliarsi, in grado di trasformare lo “spirito di servizio” degli amministratori in arroganza del potere ed in “conformismo” operativo. Tali subculture, prive di vision oltreché di competenze, s’affermano grazie alla deculturazione e all’incultura diffuse fra i partiti in lizza e gli stessi “soggetti neocivici”, grazie alla progressiva commistione di interessi privati dei “rappresentanti” politici con l’interesse generale dei cittadini, grazie all’ “ignoranza” televisivamente e telematicamente diretta, diffusa anche tra i giovani ormai prioritaria preda del “mercato”, che si impone nelle menti distorcendone la coscienza etica. Gli autori ritengono che non si possa più tacere ed auspicano un’apertura del dibattito pubblico, con coraggio e speranza, per ora “mettendoci la faccia” ed usando al meglio le loro armi critiche, auspicando d’essere supportati, nel prosieguo della battaglia delle idee, anche da una lungimirante politica ed illuminata, indipendente imprenditoria culturale.

Come è scritto nel testo, «come ente locale, la municipalità lancianese è stata considerata “ente di diritto pubblico” i cui elementi costitutivi sono la popolazione residente, il territorio e l’ordinamento giuridico in base al quale amministrare la collettività. Piazza-Plebiscito-Lanciano-Abruzzo-Italy In realtà, e qui risiede l’amara constatazione di un medioevo eterno nelle cose civili di Lanciano, la municipalità non è stata in grado, ad oggi, di evolvere dalla prima forma storica d’amministrazione autonoma, risalente agli inizi del XII secolo, verso una completa, “moderna” e collettiva “maturità democratica” [ … ] “Questa sostanziale continuità storico-sociale trova la fondamentale manifestazione nell’occupazione del potere politico-amministrativo, dalla Liberazione agli anni ‘90 del Novecento, da parte di quello che è stato definito il “Partito – Regime”, la Democrazia Cristiana e nelle dinastie nepotistiche di Sindaci che, in loco, ha insediato per decenni. Certo, scontatamente, sulla base di legittimazione popolare, considerato il maggior numero di “voti” che elezione dopo elezione premiava gli uomini dello scudo crociato. Nel territorio frentano, è bene ricordarlo, l’espressione “voto” è stata decodificata dai diversi interlocutori con consapevolezza etimologica: il “voto” sulla scheda elettorale, attribuito nella cabina, angusto spazio che ripara da occhi indiscreti l’esercizio della propria onestà o della pavidità, custodita fino allo spoglio nel segreto dell’urna, è inteso nel senso letterale del termine latino vòtum, voto, preghiera, desiderio, una sorta di offerta ad una divinità di un oggetto, un animale o addirittura un uomo (nell’antichità), per esprimere gratitudine per un bene ricevuto o per impegnare la divinità medesima a concedere qualcosa. Il sottinteso auspicio ha innervato per decenni la dichiarazione della propria volontà nei procedimenti elettivi che hanno riguardato tutte le generazioni di cittadini elettori del Comune di Lanciano. Il corpo elettorale lancianese, soggiogato dalla mentalità di prostrazione al potere ha accettato il “voto di scambio” come essenza della “politica” in mano ai “partiti”. Così facendo si è dato vita ad un fenomeno, dilagante tra le contrade, che ha tracimato anche nella cosiddetta “seconda Repubblica”, consistente tutt’ora nel chiedere voti (qui il termine rientra nella prosaica semantica del “mercato politico-elettorale”) in cambio di favori o vantaggi individuali e/o familiari e/o nelle “affinità elettive” con il “dispensatore” di turno, più o meno leciti. [ … ] L’élite economico-politica e culturale, mutatis mutandi, ha, fino ai nostri giorni, replicato la gerarchia di comando tipica dell’organizzazione medievale delle vite – un assolutismo che prevede privilegi ed esclusione sociale – mai tramontata. Una conferma è data, ad esempio, dal “personale politico” che “nelle parole” si è posto come competitore, peraltro sempre sconfitto; gli “uomini” che hanno inteso rappresentare un’alternativa, di fatto, sono stati espressione della stessa “cultura” paternalista, clientelare e concessiva, a volte anche autoritaria in grado di “parlare” di diritti, ma mai di fuoriuscire dalla dimensione retorica top down di chi pretende un mandato dal popolo lavoratore, ma che per estrazione e formazione, non appartiene al mondo del lavoro in senso stretto (dal latino “fatica”, opera di mano e poi anche d’ingegno, cose fatte o da farsi operando), bensì a quello delle “libere professioni” che è predisposto a “fare cartello” politico-affaristico. [ … ] La città è in fase drammaticamente implosiva perché si è identificata per molto, troppo tempo con l’autoreferenziale “ceto” partitico dirigente la “cosa pubblica”; quest’ultimo ha legato – soggiogandola in modo quasi indolore – la sua comunità di riferimento a vincoli “storici” o consuetudinari rendendo la residenza abituale di decine di migliaia di persone nel territorio frentano ed anche la presenza estemporanea dei cosiddetti variegati “city users”, occasione ghiotta per perpetuare lo status quo, per manipolare l’amministrazione ed erogazione dei servizi pubblici difendendo solo gli interessi di pochi. Sappiamo però che una città oligarchica, per definizione, non è una città libera». Anche ai nostri giorni – è la constatazione autorale – si è in presenza della contraddizione tra interessi territorialmente e socialmente vasti e interessi politicamente ristretti, talmente acuta da ingenerare emarginazioni, esclusioni, estraneità, ostilità.

La conclusione del pamphlet di D’Angelo e Dursi (è sollecitato un programma attività politiche, pagine 29 -36) è contenuta nell’idea della trasformazione del panorama politico civico non come sostituzione di un gruppo di potere con un altro, bensì nella convinzione che il cambiamento strutturale potrà alimentarsi grazie ad un accertamento empirico e storico delle condizioni di vita dei lancianesi, delle loro esigenze comunemente espresse, in grado di archiviare definitivamente un metodo di governo cittadino che giustifichi condizioni economiche e sociali discriminatorie e che giochi al partitocentrismo, per quanto rinnovato nei simboli linguaggi e persone, come azione di pochi che, a forza, viene “socializzata”.

Autori:
Graziano D’Angelo, 61enne, è giornalista pubblicista da oltre trent’anni.
Ha collaborato con testate quotidiane tra le quali Il Tempo e con numerosi periodici locali tra i quali Il Nuovo. Nel 2002 ha fondato il quindicinale Il Meridiano, periodico quindicinale di politica, cultura e sport che si è distinto per autonomia e per la sua forte presenza critica. Ma l’esperienza de Il Meridiano si è conclusa dopo soli due anni, lasciando una scia di delusione e di rammarico che ha segnato i successivi anni di impegno giornalistico, divenuto sempre più sporadico, ma mai privo di impegno e passione per la comunità locale. È autore di alcune specifiche ricerche sulle tradizioni e sul folklore abruzzese con particolare riguardo al contesto sub-provinciale frentano. Coltiva interessi culturali che spaziano dall’antropologia alla storia delle religioni. Vive e lavora a Lanciano.
Giovanni Dursi, 60enne, è docente M.I.U.R. di Filosofia e Scienze sociali prima a Bologna, ora a Pescara.
Si occupa di management della formazione nella knowledge society e di “comunicazione pubblica”. Già professore a contratto del corso integrativo di Filosofia dell’educazione presso la Cattedra di Pedagogia dell’Università degli Studi di Urbino, per conto di alcuni Enti pubblici italiani (Regione Emilia Romagna, Centri di formazione professionale, Enti locali) ha realizzato diverse attività tecnico-consulenziali: project work, copywriter, pubbliche relazioni, ricerca e sviluppo, organizzativo-amministrative. Di formazione marxista, partecipa dalla fine degli anni ‘70, al movimento anticapitalista ed alla battaglia delle idee pubblicando saggi ed articoli vari per riviste, periodici e quotidiani, testate locali e nazionali anche on line. È coeditore del periodico bolognese – ora on line http://www.zic.it/ – “Zero in condotta”. Scrive su http://th-rough.eu/. e su http://www.mentinfuga.com/. Ha pubblicato la raccolta poetica “Spazio pubblico e desiderio”, Collana A lume spento, Tabula fati, 2013. Ha partecipato all’esperienza politica neocivica di “Bologna Città Libera”. Uno dei suoi blog per comunicare è: http://destinazionecultura.blogspot.it/.
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