«Heroes: suicidio e omicidi di massa»

Questo libro è dedicato alla tendenza che domina l’età del capitalismo finanziario: il suicidio. Non si tratta soltanto dell’inquietante aumento del tasso di suicidio individuale (60% di aumento negli ultimi 40 anni), ma del fatto che l’umanità intera sembra avere scelto di suicidarsi. Forse la decisione l’hanno presa in pochi, ma tutti siamo costretti a prenderne atto. O forse non l’ha proprio deciso nessuno, ma tutti siamo in trappola in questa carlinga che vola nella notte della follia finanziaria, mentre non sappiamo come aprire la porta della cabina di pilotaggio. Tanto dentro il pilota non c’è. L’ha detto varie volte Mario Draghi, che passa per un signore molto assennato. Non importa per chi votate alle elezioni, ha detto Draghi. Non importa quale governo abbiano scelto i greci, non importa che voi siate d’accordo oppure no.

La politica economica europea va avanti con il pilota automatico. E dove ci porta il pilota automatico dovremmo averlo capito.

Qual è la relazione tra il capitalismo e la salute mentale? Nel suo libro più inquietante, Franco Berardi (Bifo) intraprende un coinvolgente viaggio attraverso la filosofia, la psicoanalisi e gli eventi di cronaca più recenti, in cerca delle ragioni sociali che stanno alla base dei disagi mentali della nostra epoca.

Affrontando una vasta gamma di orrori – la sparatoria ad Aurora alla prima di Batman, Andres Breivik, i massacri scolastici americani, l’epidemia di suicidi in Corea e in Giappone e la recente ondata di “suicidi da austerity” in Europa – Heroes esplora l’ombra sinistra proiettata dall’ossessione contemporanea verso la competizione implacabile e l’iperconnettività.

Partendo dalle teorie di Baudrillard e Debord, in questo saggio Bifo ragiona sul come le malattie mentali siano storicamente e culturalmente determinate e sul come queste comportino reazioni inusitate, violentissime e atroci (si pensi allo schianto tra i picchi alpini dell’airbus della Germanwings pilotato da Andreas Lubitz), ma ben spiegabili, alla luce del funzionamento stesso del capitalismo contemporaneo.

cropped-red-line1.jpg

In Heroes, coronamento di quattro decadi di lavoro intellettuale radicale, Bifo sviluppa le teorie psicoanalitiche del suo amico Félix Guattari e propone l’ironia distopica come unica strategia per strapparci dall’abbraccio mortale dell’assolutezza capitalistica.

Come si inserisce questo testo nell’attualità politica italiana? Un recente post di Bifo su Facebook intitolato “Dalla parte dei teppisti” ha causato reazioni controverse. Per il teorico (che già a dicembre dello scorso anno aveva preso posizione riguardo alla politica di governo e alla disapprovazione/repressione di scioperi dei lavoratori, occupazioni di case e manifestazioni studentesche con una formula molto precisa – “Se c’è una nuova forma di azione della protesta sociale nell’ultimo periodo è la disperazione”) gli eventi di Milano in occasione dell’inaugurazione di Expo vanno letti alla luce di un’affermazione “brutale con spirito amichevole”: “a cosa serve manifestare per la democrazia? Che utilità può avere sfilare per le vie della città dicendo: diritti, costituzione, democrazia?“; e prosegue: “Abbiamo perso tutto, questo è il punto, e il primo maggio 2015 potrebbe essere il momento di svolta, quello in cui lasciamo perdere le battaglie del passato e cominciamo la battaglia del futuro. Non la battaglia della democrazia né quella per i diritti, meno che mai la battaglia per la difesa del posto di lavoro, che è stata l’inizio di tutte le sconfitte. La battaglia necessaria (e forse a un certo punto anche possibile) è quella che trasforma la potenza della tecnologia in processo di liberazione dalla schiavitù del lavoro e della disoccupazione. Quella battaglia si combatterà cominciando a comportarci come se il potere non esistesse, rifiutando di pagare un debito che non abbiamo contratto, rifiutando di partecipare alla competizione del lavoro e alla competizione della guerra. È impossibile? Lo so, oggi è impossibile, i giovani che hanno aperto gli occhi di fronte a uno schermo uscendo dal ventre della madre si impiccano a plotoni perché per loro il calore della solidarietà politica e della complicità amichevole sono oggetti sconosciuti. Ma se vogliamo parlare con loro è meglio che lasciamo perdere i gettoni, la democrazia e i diritti. È meglio che impariamo a parlare della vita e della morte”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...